el
nome del Signore, Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen.
A tutti i cristiani religiosi, chierici e laici, uomini e
donne, a tutti gli abitanti del mondo intero, frate Francesco,
loro servo e suddito, ossequio rispettoso, pace dal cielo
e sincera carità nel Signore.
Poiché sono servo di tutti, sono tenuto a servire a
tutti e ad amministrare le fragranti parole del mio Signore.
E perciò, considerando che non posso visitare personalmente
i singoli, a causa della malattia e debolezza del mio corpo,
mi sono proposto di riferire a voi, mediante la presente lettera
e messaggio, le parole del Signore nostro Gesù Cristo,
che è il Verbo del Padre, e le parole dello Spirito
Santo, che sono spirito e vita (Gv. 6,63).
I
IL VERBO DEL PADRE
L’altissimo Padre celeste, per mezzo del
santo suo angelo Gabriele (cf. Lc. 1,31), annunciò
questo Verbo del Padre, così degno, così santo
e glorioso, nel grembo della santa e gloriosa Vergine Maria,
e dal grembo di lei ricevette la vera carne della nostra umanità
e fragilità.
Lui, che era ricco (2Cor. 8,9) sopra ogni altra cosa, volle
scegliere in questo mondo, insieme alla beatissima Vergine,
sua madre, la povertà.
E prossimo alla passione (cf. Mt. 26, 17-20; Mc. 14, 12-16;
Lc. 22,7-13), celebrò la pasqua con i suoi discepoli,
e prendendo il pane, rese grazie, lo benedisse e lo spezzò
dicendo: “Prendete e mangiata questo è il mio
corpo” (Mt. 26,26). E prendendo il calice disse: “Questo
è il mio sangue della nuova alleanza, che per voi e
per molti sarà sparso in remissione dei peccati”
(Mt. 26,27). Poi pregò il Padre dicendo: “Padre,
se è possibile, passi da me questo calice”. E
il suo sudore divenne simile a gocce di sangue che scorre
per terra (Lc. 22,44). Depose tuttavia la sua volontà
nella volontà del Padre dicendo: “Padre, sia
fatta la tua volontà: non come voglio io, ma come vuoi
tu” (Mt. 26,42; 26,39).
E la volontà di suo Padre fu questa, che il suo figlio
benedetto e glorioso, che egli ci ha donato ed è nato
per noi, offrisse se stesso, mediante il proprio sangue, come
sacrificio e vittima sull’altare della croce, non per
sé, poiché per mezzo di lui sono state create
tutte le cose (cf. Gv. 1,3), ma in espiazione dei nostri peccati,
lasciando a noi l’esempio perché ne seguiamo
le orme (1Pt. 2,21). E vuole che tutti siamo salvi per mezzo
di lui e che lo riceviamo con cuore puro e col nostro corpo
casto.
Ma pochi sono coloro che lo vogliono ricevere ed essere salvati
per mezzo di lui, sebbene il suo giogo sia soave e il suo
peso leggero (cf. Mt. 11,30).
II
DI QUELLI CHE NON VOGLIONO OSSERVARE
I COMANDAMENTI DI DIO
Coloro che non vogliono gustare quanto sia soave
il Signore (cf. Sal. 33,9) e preferiscono le tenebre alla
luce (Gv. 3,19), rifiutando di osservare i comandamenti di
Dio, sono maledetti, di essi dice il profeta: “Maledetti
coloro che si allontanano dai tuoi comandamenti” (Sal.
118,21). Invece, quanto sono beati e benedetti quelli che
amano il Signore e fanno così come dice il Signore
stesso nel Vangelo: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto
il cuore e tutta l’anima, e il prossimo tuo come te
stesso” (Mt. 22, 37.39).
III
DELL’AMORE DI DIO E DEL SUO CULTO
Amiamo dunque Dio e adoriamolo con cuore puro
e mente pura, poiché egli stesso, ricercando questo
sopra tutte le altre cose, disse: I veri adoratori adoreranno
il Padre nello Spirito e nella verità (Gv. 4,23). Tutti
infatti quelli che lo adorano, bisogna che lo adorino nello
spirito (cf. Gv. 4,24) della verità.
Ed eleviamo a lui lodi e preghiere giorno e notte (Sal. 31,4),
dicendo: “Padre nostro, che sei nei cieli” (Mt.
6,9), poiché bisogna che noi preghiamo sempre senza
stancarci (Lc. 18,1).
IV
DELLA VITA SACRAMENTALE
Dobbiamo anche confessare al sacerdote tutti
i nostri peccati e ricevere da lui il corpo e il sangue del
Signore nostro Gesù Cristo. Chi non mangia la sua carne
e non beve il suo sangue, non può entrare nel regno
di Dio (cf. Gv. 6,55.57; Gv. 3,5). Lo deve però mangiare
e bere degnamente, poiché chi lo riceve indegnamente,
mangia e beve la sua condanna, non discernendo il corpo del
Signore (1Cor. 11,29), cioè non distinguendolo dagli
altri cibi.
Facciamo, inoltre, frutti degni di penitenza (Lc. 3,8). E
amiamo i prossimi come noi stessi (cf. Mt. 22,39). E se uno
non vuole amarli come se stesso, almeno non arrechi loro del
male, ma faccia del bene.
V
DEL GIUDICARE CON MISERICORDIA
Coloro poi che hanno ricevuto l’autorità
di giudicare gli altri, esercitino il giudizio con misericordia,
cosi come essi stessi vogliono ottenere misericordia dal Signore;
infatti il giudizio sarà senza misericordia per coloro
che non hanno usato misericordia (Gv. 2,13).
Abbiamo perciò carità e umiltà e facciamo
elemosine, perché l’elemosina lava l’anima
dalle brutture dei peccati (cf. Tb. 4,11; 12,9). Gli uomini
infatti perdono tutte le cose che lasciano in questo mondo,
ma portano con sé la ricompensa della carità
e le elemosine che hanno fatto, di cui avranno dal Signore
il premio e la degna ricompensa.
VI
DEL DIGIUNO CORPORALE E SPIRITUALE
Dobbiamo anche digiunare e astenerci dai vizi
e dai peccati (cf. Sir. 3,32) e da ogni eccesso nel mangiare
e nel bere ed essere cattolici. Dobbiamo anche visitare frequentemente
le chiese e venerare e usare reverenza verso i chierici, non
tanto per loro stessi, se sono peccatori, ma per l’ufficio
e l’amministrazione del santissimo corpo e sangue di
Cristo, che sacrificano sull’altare e ricevono e amministrano
agli altri.
E siamo tutti fermamente convinti che nessuno può essere
salvato se non per mezzo delle sante parole e del sangue del
Signore nostro Gesù Cristo, che i chierici pronunciano,
annunciano e amministrano.
Ed essi soli debbono amministrarli e non altri.
Specialmente poi i religiosi, i quali hanno rinunciato al
mondo, sono tenuti a fare molte altre cose e più grandi,
senza però tralasciare queste (cf. Lc. 11,42).
VII
DELL’AMORE VERSO I NEMICI
Dobbiamo avere in odio i nostri corpi con i
vizi e i peccati, poiché il Signore dice nel Vangelo:
Tutte le cose cattive, i vizi e i peccati escono dal cuore
(cf. Mt. 15,18-19; Mc. 7,23).
Dobbiamo amare i nostri nemici e fare del bene a coloro che
ci odiano (cf. Mt. 5,44; Lc. 6,27). Dobbiamo osservare i precetti
e i consigli del Signore nostro Gesù Cristo. Dobbiamo
anche rinnegare noi stessi (cf. Mt. 16,24) e porre i nostri
corpi sotto il giogo del servizio e della santa obbedienza,
così come ciascuno ha promesso al Signore.
VIII
DELL’UMILTA’ NEL COMANDARE
E nessun uomo si ritenga obbligato dall’obbedienza
a obbedire a qualcuno là dove si commette delitto o
peccato. E colui al quale è affidata l’obbedienza
e che è ritenuto maggiore, sia come il minore (Lc.
22,26) e servo degli altri fratelli, e usi ed abbia nei confronti
di ciascuno dei suoi fratelli quella misericordia che vorrebbe
fosse usata verso di sé qualora si trovasse in un caso
simile.
E per il peccato commesso dal fratello non si adiri contro
di lui, ma lo ammonisca e lo conforti con ogni pazienza e
umiltà.
IX
DEL FUGGIRE LA SAPIENZA CARNALE
Non dobbiamo essere sapienti e prudenti secondo
la carne (cf. 1Cor. 1,26), ma piuttosto dobbiamo essere semplici,
umili puri. Teniamo i nostri corpi in umiliazione e dispregio,
perché noi, per colpa nostra, siamo miseri, fetidi
e vermi, come dice il Signore per bocca del profeta: “Io
sono un verme e non un uomo, l'obbrobrio degli uomini e scherno
del popolo” (Sal. 21,7).
Mai dobbiamo desiderare di essere sopra gli altri, innanzi
dobbiamo essere servi e soggetti ad ogni umana creatura per
amore di Dio (1Pt. 2,13).
X
DEL SERVO FEDELE CHE DIVIENE DIMORA DI DIO
E tutti quelli e quelle che si diporteranno
in questo modo, fino a quando faranno tali cose e persevereranno
in esse sino alla fine, riposerà su di essi lo Spirito
del Signore (Is. 11,2), ed egli ne farà sua abitazione
e dimora (cf. Gv. 14,23). E saranno figli del Padre celeste
(cf. Mt. 5,45), di cui fanno le opere, e sono sposi, fratelli
e madri del Signore nostro Gesù Cristo (cf. Mt. 12,50).
Siamo sposi, quando l’anima fedele si congiunge a Gesù
Cristo per l’azione dello Spirito Santo. E siamo fratelli,
quando facciamo la volontà del Padre suo (cf. Mt. 12,50),
che è in cielo. Siamo madri (1Cor. 6,20), quando lo
portiamo nel nostro cuore e nel nostro corpo attraverso l’amore
e la pura e sincera coscienza, e lo generiamo attraverso il
santo operare, che deve risplendere in esempio per gli altri
(cf. Mt. 5,16).
Oh, come è glorioso e santo e grande avere in cielo
un Padre!
Oh, come è santo, consolante, bello e ammirabile avere
un tale Sposo!
Oh, come è santo, come è delizioso, piacevole,
umile, pacifico, dolce e amabile e sopra ogni cosa desiderabile
avere un tale fratello e figlio, il quale offrì la
sua vita per le sue pecore (cf. Gv.10,15) e pregò il
Padre per noi, dicendo: “Padre santo, custodisci nel
tuo nome quelli che mi hai dato (Gv. 17,11). Padre, tutti
coloro che mi hai dato nel mondo erano tuoi e tu li hai dati
a me (Gv. 17,6). E le parole che desti a me, le ho date a
loro; ed essi le hanno accolte e veramente hanno riconosciuto
che io sono uscito da te ed hanno creduto che tu mi hai mandato
(Gv. 17,8). Io prego per loro e non per il mondo (Gv. 17,9).
Benedicili e santificali (Gv. 17,17). E per loro io santifico
me stesso, affinché siano santificati nell’unità,
come lo siamo noi (Gv. 17,19.21). E voglio, o Padre, che dove
io sono ci siano anch’essi con me, affinché vedano
la mia gloria nel tuo regno” (Gv. 17,24; Mt. 20,21).
A colui che tanto patì per noi, che tanti beni ha elargito
e ci elargirà in futuro, a Dio, ogni creatura che vive
nei cieli, sulla terra, nel mare e negli abissi, renda lode,
gloria, onore e benedizione (cf. Ap. 5,13), poiché
egli è la nostra virtù e la nostra fortezza.
Egli che solo è buono (cf. Lc. 18,19), solo altissimo,
solo onnipotente, ammirabile, glorioso e solo è santo,
degno di lode e benedetto per gli infiniti secoli dei secoli.
Amen.
XI
DI COLORO CHE NON FANNO PENITENZA
Invece, tutti coloro che non vivono nella penitenza,
e non ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù
Cristo, e compiono vizi e peccati, e che camminano dietro
la cattiva concupiscenza e i cattivi desideri, e non osservano
quelle cose che hanno promesso, e servono con il proprio corpo
il mondo, gli istinti della carne, le cure e preoccupazioni
del mondo e le cure di questa vita, ingannati dal diavolo,
di cui sono figli e ne compiono le opere (cf. Gv. 8,49), costoro
sono ciechi, poiché non vedono la vera luce, il Signore
nostro Gesù Cristo.
Questi non posseggono la sapienza spirituale, poiché
non hanno in sé il Figlio di Dio, che è la vera
sapienza del Padre. Di essi dice la Scrittura: “La loro
sapienza è stata divorata” (Sal. 106,27). Essi
vedono, conoscono, sanno e fanno il male e consapevolmente
perdono le loro anime.
Vedete, o ciechi, ingannati dai nostri nemici, cioè
dalla carne, dal mondo e dal diavolo, che al corpo è
dolce fare il peccato ed è cosa amara servire Dio,
poiché tutte le cose cattive, vizi e peccati, escono
e procedono dal cuore degli uomini (cf. Mt. 7,21.23; 15,18.19),
come dice il Signore nel Vangelo. E così non possedete
nulla né in questo mondo né nell’altro.
Credete di possedere a lungo le vanità di questo secolo,
ma vi ingannate, perché verrà il giorno e l’ora
che non pensate, non conoscete e ignorate (cf. Mt. 24,44;
25,13).
XII
IL MORIBONDO IMPENITENTE
Il corpo è infermo, si avvicina la morte,
accorrono i parenti e gli amici e dicono: “Disponi delle
tue cose”. Ecco, la moglie di lui, i figli, i parenti
e gli amici fingono di piangere. Ed egli, sollevando gli occhi,
li vede piangere e, mosso da un cattivo sentimento, pensando
tra sé dice: “Ecco, la mia anima e il mio corpo
e tutte le mie cose pongo nelle vostre mani”. In verità
questo uomo è maledetto, poiché colloca la sua
fiducia e affida la sua anima, il suo corpo e tutti i suoi
averi in tali mani. Perciò dice il Signore per bocca
del profeta: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo!”
(Ger. 17,5).
E subito fanno venire il sacerdote. Gli domanda il sacerdote:
“Vuoi ricevere la penitenza per tutti i tuoi peccati?”.
Rispose: “Si”. “Vuoi dare soddisfazione,
con i tuoi mezzi, così come puoi, per tutte le colpe
e per quelle cose che hai defraudato e nelle quali hai ingannato
gli uomini?”. Risponde: “No”. E il sacerdote:
“Perché no?”. “Perché ho consegnato
ogni mio avere nelle mani dei parenti e degli amici”.
E incomincia a perdere la parola, e così quel misero
muore.
Ma sappiamo tutti che ovunque e in qualsiasi modo un uomo
muoia in peccato mortale senza compiere la soddisfazione sacramentale,
e può farlo e non lo fa, il diavolo rapisce la sua
anima dal suo corpo con una angoscia e sofferenza così
grandi, che nessuno può sapere se non chi ne fa la
prova. E tutti i talenti e l’autorità e la scienza,
che credeva di possedere (cf. Lc. 8,18), gli sono portati
via (Mc. 4,25). Egli li lascia ai parenti e agli amici; ed
essi prendono il patrimonio e se lo dividono e poi dicono:
“Maledetta sia la sua anima, poiché poteva darci
e acquistare più di quanto non acquistò!”.
I vermi divorano il corpo; e così quell’uomo
perde l’anima e il corpo in questa breve vita e va all’inferno,
ove sarà tormentato eternamente.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Io frate Francesco, il più piccolo servo vostro, vi
prego e vi scongiuro, nella carità che è Dio
(cf. 1Gv. 4,16), e col desiderio di baciarvi i piedi, che
queste parole e le altre del Signore nostro Gesù Cristo
con umiltà e amore le dobbiate accogliere e attuare
e osservare. E coloro che non sanno leggere, se le facciano
leggere spesso, e le imparino a memoria, mettendole in pratica
santamente sino alla fine, perché sono spirito e vita
(Gv. 6,63). E coloro che non faranno ciò, ne renderanno
ragione nel giorno del giudizio davanti al tribunale di Cristo.
E tutti quelli e quelle che con benevolenza le accoglieranno
e le comprenderanno e ne invieranno copie ad altri, se in
esse persevereranno fino alla fine (Mt. 24,13), li benedica
il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.